Inventare il futuro. Libertà, speranza, coraggio


Initium ut esset creatus est homo Agostino Io considero il mondo per quello che il mondo è: un teatro dove ognuno deve rappresentare una parte, e la mia è una parte seria. Shakespeare, Il mercante di Venezia Inventare il futuro. Libertà, speranza, coraggio L’eroe di un racconto, di un film, è colui che alla fine della storia ha portato nel mondo qualcosa che prima non c’era: un sogno, un desiderio, un progetto a cui non vuole rinunciare, benché quel mondo gli opponga resistenze e ostacoli. Ogni personaggio trova sul suo cammino un mondo, che si scontra con il suo sogno, e proprio questo lo rende il protagonista della storia. La comparsa fa solo ciò che è stato scritto da altri. Il protagonista non si accontenta: vuole osare, perché sa sperare. Sì è la speranza che gli permette di vedere ciò che il mondo non vede e di rendere il suo sogno, condiviso con altri, prima progetto e poi realtà.Uomini come Socrate, Cristoforo Colombo, M.Luther King, Einstein, Gandhi, Karol Wojtyla… hanno cambiato il corso della storia grazie alla loro capacità di sperare, di vedere ciò che gli altri non vedevano. Hanno messo in gioco tutte le loro capacità al servizio dell’avventura a cui si sono sentiti chiamati. Hanno avuto fiducia nel futuro e negli altri uomini, perché speravano in ciò che sapevano essere bello, vero, giusto. Per riuscirci non hanno risparmiato le loro vite. Non si sono lasciati abbattere dai profeti di sventura che cercarono di scoraggiarli. Non hanno avuto paura delle difficoltà, delle sconfitte, del pessimismo della maggioranza. Uomini che non hanno mai smesso di sperare nel futuro, perché lo ritenevano il presente, e dei quali, proprio per questo, continueremo a raccontare le storie, perché fanno parte della nostra. Ma questo vale anche per noi? Sembra infatti che il mondo non ci stia aspettando. Pretende di dettare un copione fatto di leggi ferree: la difficoltà di costituire una famiglia numerosa, la carriera vissuta non come servizio agli altri, la difficoltà di scegliere per i propri figli un’educazione coerente con quella familiare, la paura della precarietà e liquidità degli affetti, il dispotismo della tecnica sulla vita, la difficoltà a difendere le proprie convinzioni nell’ambito della professione senza essere penalizzati… Che spazio ci lascia la società per inventare il futuro? Quale fondamento ha il desiderio di speranza? Quale base trovare agli ideali, ai valori, ai beni, alla bellezza, alla esigenza di verità? Questo l’itinerario che Chums 49 cercherà di percorrere lungo le giornate di lavoro (e di riposo, sport, amicizia, arte, natura…) dal 23 al 31 luglio 2007.

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