
Il Convegno di Urio giunge alla sua 48ª edizione, la seconda nel nuovo format CHUMS. E anche quest’anno, il College of Humanities and Sciences torna a occuparsi di libertà. Una libertà che abbiamo analizzato e identificato come una capacità di autodeterminarsi per sviluppare la persona propria e altrui. Una libertà che abbiamo verificato poter esistere solo in una dinamica di differenza e di complementarietà tra essere donna ed essere uomo. Una libertà che non possiamo costruire da soli. Non avrebbe senso la libertà in un essere isolato. Dall’affettività fondamentale tra uomo e donna, e quindi anche dell’essere figlia o figlio, della paternità e della maternità, lo studio interdisciplinare e il dialogo hanno condotto verso un proseguimento del tema in altri campi della relazionalità personale, dove la libertà è condivisa. Sono libero con altre persone libere. Sono libero se promuovo la libertà degli altri. Le libertà non sono antagonistiche o concorrenziali. Segno altissimo di libertà è far crescere la libertà degli altri. Da qui il tema fondamentale dell’amicizia. Una realtà in cui si condivide in modo particolarmente profondo la libertà: progettualità, gratuità, apertura. Il rapporto con gli altri è in grado di stimolare la solidarietà, se viene alimentato dalla tolleranza, intesa in senso attivo come ricerca della sinergia delle libertà che fonda una vera società multiculturale. Ha forti analogie con il rapporto amicale anche la ricerca dialogica della verità. Una verità che in larga parte è la verità delle persone, nella loro struttura antropologica e nella loro concreta biografia. Le letture sono un dialogo con personalità profonde del passato o di oggi. La ricerca della verità crea la comunità scientifica. La pratica della ricerca e la riflessione filosofica sullo sviluppo scientifico hanno mostrato il volto umano della scienza. Oggi più che mai capiamo che non esiste la scienza in sé, ma persone che sanno, che costituiscono una comunità, che si confrontano con problemi etici nello sviluppo
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